Che cosa significa fare storia urbana oggi? Quali sono le fonti, i metodi e le prospettive interpretative che consentono di interrogare la città come oggetto storico in una fase in cui le tradizionali distinzioni disciplinari risultano sempre più permeabili e le pratiche della ricerca si confrontano con strumenti, linguaggi e scale di analisi profondamente rinnovati?
A oltre cinquant’anni dalla stagione che, a partire dagli anni Settanta del Novecento, ha segnato la nascita della storia urbana come ambito di ricerca autonomo nel panorama storiografico italiano – attraverso la costituzione di sedi di confronto, reti scientifiche e iniziative editoriali, tra cui l’Associazione e la Rivista – appare opportuno interrogarsi non tanto sui protagonisti di quella stagione, quanto sul percorso compiuto dalla disciplina e sulle direzioni che essa sta assumendo.
La storia urbana si è infatti costruita come un campo di ricerca aperto, alimentato dal dialogo con la storia economica, sociale e rurale, con la geografia storica, la cartografia, la storia dell’architettura e dell’urbanistica, per poi articolarsi in una molteplicità di temi e prospettive: dal rapporto tra città e campagna allo studio della forma urbis, dal mercato immobiliare alla crescita della città contemporanea, dalle élite urbane alle burocrazie tecniche, dalle reti e dalle infrastrutture ai processi di mobilità. Negli ultimi decenni questo patrimonio si è ulteriormente arricchito attraverso il confronto con lo Spatial Turn, con l’adozione di strumenti digitali quali i Geographic Information Systems (GIS), con l’apertura verso prospettive globali e transnazionali e, più recentemente, con il contributo degli Heritage Studies, degli Environmental Studies e delle Digital Humanities.
Più che ricostruire questo sviluppo, il presente numero monografico, Fare storia urbana oggi. Fonti, metodi, discipline, intende riflettere su come tali trasformazioni abbiano modificato le pratiche della ricerca storica sulla città. L’obiettivo è raccogliere contributi che, a partire da casi di studio originali, esplicitino il rapporto tra domande di ricerca, fonti, metodologie e interpretazioni, mostrando come la riflessione metodologica possa diventare parte integrante dell’analisi storica.
Particolare attenzione sarà riservata al ruolo delle fonti, alle modalità della loro costruzione e interrogazione e alle implicazioni metodologiche derivanti dall’uso di approcci consolidati o innovativi. L’interesse non è tanto sulle fonti, ma su quali domande si pongono alle fonti che diventano perciò strumenti per affrontare questioni storiografiche. Saranno quindi particolarmente apprezzati i contributi che, a partire da casi di studio originali, riflettano in modo esplicito sul rapporto tra fonti, metodologia e costruzione dell’interpretazione storica.
A titolo puramente esemplificativo, i contributi potranno sviluppare, tra gli altri, i seguenti ambiti tematici:
Rappresentare la città, attraverso l’analisi critica di fonti iconografiche, cartografiche, fotografiche e audiovisive, interrogandone i processi di produzione, le strategie di rappresentazione e gli usi politici, culturali e sociali.
Raccontare e immaginare la città, a partire da fonti letterarie, memorialistiche, autobiografiche e di viaggio, come strumenti per indagare pratiche, percezioni, identità e costruzioni simboliche dello spazio urbano.
Misurare e governare la città, mediante l’impiego di fonti seriali, statistiche, catastali, amministrative e urbanistiche, con particolare attenzione ai processi di costruzione del dato e alle forme di conoscenza e di governo dello spazio urbano.
La materialità della città, attraverso fonti archeologiche, architettoniche e materiali, per ricostruire le trasformazioni del tessuto urbano, del patrimonio costruito e delle relazioni tra ambiente, infrastrutture e società.
Confrontare città, territori e scale, privilegiando approcci comparativi, transnazionali o globali che consentano di mettere in relazione contesti urbani differenti e di riflettere sulle circolazioni di modelli, pratiche e saperi.
Ripensare metodi e strumenti della ricerca, discutendo il contributo delle Digital Humanities, dei Geographic Information Systems (GIS), della modellazione tridimensionale, della realtà aumentata e di altri strumenti digitali non come semplici tecniche di rappresentazione, ma come dispositivi capaci di orientare nuove domande di ricerca e nuove forme di interpretazione storica.
L’iniziativa congiunta tra Aisu International e la rivista «Storia Urbana», giunta al terzo numero, è rivolta alle socie e ai soci AISU in regola con la quota d’iscrizione (entro il 15 settembre 2026) e che presentino contributi inediti. Gli articoli proposti per la pubblicazione, che potranno essere presentati in italiano, francese, inglese o spagnolo, saranno sottoposti a double blind peer review.
L’abstract di non più di 400 parole dovrà essere inviato a segretario@aisuinternational.net insieme a una breve biografia (massimo 100 parole), entro il 10 agosto 2026.
L’eventuale risposta d’accettazione sarà inviata entro il 20 agosto 2026. Il testo definitivo dovrà essere consegnato entro il 30 novembre 2026.




